Visualizzazione post con etichetta messaggi dal fronte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta messaggi dal fronte. Mostra tutti i post

martedì 13 ottobre 2009

Bisogna capire quando è il momento di smettere

Dopo anni di duro lavoro nel campo del fumetto sono costretto a gettare la spugna.
Dopo l'ennesimo insuccesso (ebbene sì, il secondo albo dello Scimmiotto non uscirà) sono costretto ad abbandonare questo mestiere e cercare qualcosa d'altro per poter vivere.
Salta anche la mia partecipazione a Lucca, vuoi perchè non avendo albi da presentare sarebbe un viaggio inutile e costoso, vuoi perchè sono stato interdetto a partecipare come "persona non gradita all'organizzazione".
Finisce anche la mia collaborazione con lo studio napoletano, dal quale sono stato allontanato a causa dei miei problemi di socializzazione.

Non è un bel periodo questo, vi ringrazio per avermi seguito.
Addio.

domenica 24 maggio 2009

Personalmente adoro Sara, la dottoressa Wan e le storie piene di parolacce e temi scabrosi*.

(*ovviamente scabrosi se si è dei poveri deficienti).
Notizie fassule, mal esposte e inesistenti. Ecco su cosa si fonda molta stampa italiana.
Ma quando è un'amica (la fantastica Sara Pavan di Ernest, che ho tentato di ritrarre più sopra) a pagarne lo scotto mi incazzo proprio.
Lo sputtanamento ignorante ed erroneo occupa tre pagine, quante ne occuperanno le scuse?
Cominciate da qui (1, 2, 3) per farvi un'idea di quanto certa gente (ovvero Il Giornale) possa perdere delle occasioni per starsene in silenzio...
Ovviamente questo articolo è un coacervo di stronzate.
Scusate la parola, non volevo dire coacervo.
Approfondite pure la discussione leggendo gli interventi del buon Plazzi e del gentile
Calia.
Poi se per capire meglio volete leggere un fumetto, magari anche sgradevole, ve lo posso concedere, ma arguto divertente e che centra il suo bersaglio fatelo. Che vi fa anche bene.

Cose da pazzi.


Ah sì! Visto che non credo ci sarà mai una rettifica di questo articolo ai limiti dell'indecenza mi permetto anch'io di inserire la lettera di Sara (anche se c'è già nei link):

Buongiorno,
sono Sara Pavan, l’autrice del fumetto sul quale il quotidiano
Il Giornale ha costruito la falsa notizia della diffusione di materiale pornografico a bambini all’interno di un incontro organizzato dalla Biblioteca di Genova. Ho parlato con gli organizzatori, che mi hanno assicurato che l’incontro era rivolto a genitori ed educatori e che non è stato distribuito materiale inadatto a dei bambini!
Il fumetto in questione e tutto il materiale grafico da me realizzato per il sito beyourself è stato pensato per un pubblico di adolescenti al quale il sito si rivolge, con la finalità di parlare di sessualità e affettività in modo preciso ma con il linguaggio, a volte un po’ spinto dei giovanissimi, per riuscire davvero a farsi ascoltare e risvegliare così dal torpore, dalla massificazione, dall’insoddisfazione questi giovanissimi che tramite la televisione, internet e quant’altro consumano abitualmente pornografia, che a tutto serve fuorché a formare le persone ad una sessualità sana e consapevole, men che meno al rispetto della donna e alla comprensione che la donna è persona e non oggetto.
La storia presa di mira cerca di ridicolizzare certi modi di dire e di fare, non mostra nessuna scena di sesso, ed è disegnata in modo simbolico e non realistico per non avere nessuna possibilità di lettura erotica. Credo che nessuno di quelli che ne hanno parlato si sia preso effettivamente la briga di leggere e considerare il materiale che ho realizzato.
Che è tutto, fuorché pornografico.
Ho realizzato questo materiale ormai quattro anni fa. Sicuramente è acerbo dal punto di vista artistico, ma paragonarlo in senso negativo ai lavori dichiaratamente erotico-pornografici di grandissimi disegnatori come Magnus o Manara, decisamente espliciti e per la mia sensibilità di donna anche volgari, è come dire che la colpa di questo fumetto sia di non essere sufficientemente porno.
L’arte contemporanea ci dovrebbe aver affrancati da più di un secolo dal dovere di realizzare con grande maestria tecnica e con realismo fotografico le nostre opere. Quindi ai miei occhi il voler prendere come esempi positivi dei fumetti erotici e pornografici nel vero senso della parola, solo in virtù del talento grafico di chi li ha realizzati e come esempio negativo il mio, disegnato in modo naif, ma contenutisticamente molto più pesante e importante, proprio perchè fa pensare, mi sembra a dir poco assurdo.
Fortunatamente, non mi sono trovata in mezzo a un crimine violento mio malgrado, ma l’angoscia che mi assale nell’uscire una mattina di casa per andare al lavoro e vedere la mia opera così deformata, storpiata, strumentalizzata e tagliuzzata, per farne l’esatto opposto di quel che è, in prima pagina di una testata nazionale, e vedere come il falso e il mai accaduto possano diventare la verità solo in virtù del mezzo che li diffonde, vedere accadere questa cosa non a qualcuno di sconosciuto, ma a me, al mio privato, alla mia vita, mi riempie di sfiducia nel mio Paese e mi riempie di indignazione verso quegli individui che, contro ogni deontologia professionale, fanno del giornalismo superficiale e sensazionalistico, senza documentarsi, né verificare le fonti.
Se io mai avessi fatto un errore di questo tipo non avrei più nessuna credibilità professionale.
Invece, grazie all’amplificazione di ogni azione mediatica in periodo pre-elettorale, chi ha una missione importantissima per la democrazia, cioè diffondere la verità delle notizie, sembra automaticamente autorizzato a inventare un babau per tirare l’acqua al suo mulino: per colpire un sindaco, una manifestazione, umiliando il lavoro altrui, il mio, fatto con onestà e coraggio senza la minima remora.

Io non sono nessuno, non sono famosa, non sono un genio, ma sono un’onesta cittadina.
Per questo credo di meritare pubbliche scuse, sulla stessa prima pagina, dove il mio lavoro è stato screditato, dagli stessi signori che così spavaldamente non hanno riferito il vero.

giovedì 21 maggio 2009

Torniamo alla normalità...


Tra i ripetuti viaggi al nord e il comicon in questi ultimi tempi mi sono fatto vivo raramente.

Ed ho mancato di riportare l'uscita del secondo albo di Mediterranea: Ora sono al lavoro sul terzo che vede ai testi il mitico Alex Crippa. E parte con un'insalata di cosce, culi, tette e azione da far gridare al miracolo persino Sgarbi.

Volevo parlare di un sacco di cose, ma per il momento mi ricollego al discorso che si può leggere sul blog di Alex.
Lui scrive in maniera criptica, perchè è un signore e per un vizio di forma.
Ma io cerco di essere un po' più diretto, come mio solito.

Purtroppo il problema è che si cade facilmente nella sterile polemica. E allora cadrò, ma con fierezza.
Fattostà che nel nostro lavoro c'è la tendenza a fare le cose alla cazzo. In parte ha ragione Boccanfuso è colpa nostra che non ci preoccupiamo di tutelare il nostro lavoro e che ci lasciamo mettere i piedi in testa da una manica di stronzi. Io raramente ho avuto a che fare con gente che rispetta i patti o che sia stato fiscale nei rapporti e nei trattamenti.

Sono solidale con Alex perchè io ho 240 pagine di un fumetto sul groppone, che non vedranno mai la pubblicazione, ormai. Ma ne riparleremo prossimamente.

Ho iniziato il post intitolandolo "torniamo alla normalità" e scrivendo a braccio mi sono accorto che è vero... siamo tornati alla normalità...

Il problema è che poi di certe cose non si parla mai.
Io da ragazzino quando andavo alle fiere mi chiedevo sempre come mai molti disegnatori fosero sbrigativi nel fare le dediche o sparissero e non fossero presenti allo stand se stavano annunciando un libro. Bè in cinque anni ho capito molte di quelle cose.

Il lettore ha diritto ad andarsene a casa col suo disegnino, certo. Se compra il libro, però.
Infatti ho scritto il lettore, non il collezionista di disegnini della domenica.
Però non è un dovere dell'autore farlo. Ogni volta che si va ad una fiera si perde qualche giornata di lavoro per promuovere un libro. E questa giornata di lavoro raramente viene rimborsata anche solo a livello umano. Ovvio, questo non vale per tutti gli editori, ad esempio Black Velvet è una casa editrice piccola ma che brilla per onestà, correttezza e cortesia, GGstudio mi ha sempre pagato le trasferte e offerto anche gran cene. Perissinotto per Nicola Pesce tratta benissimo anche gli autori con cui non ha mai collaborato... Con molte case editrici non ho mai collaborato e con altre sì, e non dico purtroppo solo perchè alla fine le cose vanno migliorando, sempre, per me. La correttezza che metto nel mio lavoro ha sempre parlato per me, ma raramente ho visto la stessa dedizione dall'altra parte. E allora Alex, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo continuare a fare le nostre cose girandoci intorno? Facendo finta di niente, mascherando le nostre incazzature con abili giochi di parole? Continuando a regalare albi per la gloria? O a riempirci la cameretta di storie bellissime (questo è più il tuo caso)?

Ed io che volevo parlare di Mediterranea... Vabbè, compratelo, è pieno di effetti speciali e gnocca. E ci sono anche gnocche con gli effetti speciali.
Io intanto vado a segare la catena del cane del vicino... chissà che non riesca a scappare.

venerdì 25 luglio 2008

Messaggi dal fronte/1


Il bello di internet è che oggi come oggi chiunque può avere una sua vetrina ed esprimere delle opinioni, mettersi in mostra e comunicare.
Il brutto di internet è che ci si sente spesso in dovere di esprimere opinioni anche quando non ci sono, di mettere in mostra capacità che non ci sono e, semplicemente, sputtanare chi ci sta antipatico, magari anche senza motivi seri.
Purtroppo come dicevano i latini "verba volant, scripta manent". Per questo cerco sempre di esprimere le mie opinioni di persona e cerco di evitare di rendere eterne le mie critiche tramite questo mezzo, preferendo magari lasciare i complimenti.
Però ultimamente vedo che un sacco di personaggi appartenenti più o meno al mio mondo per avere visibilità non fanno altro che tempestarsi di insolenze sul web, o di fare commenti più o meno inutili su come gli addetti ai lavori sembrano i su come vivono o su chi frequentano. A volte scoppiano polemiche che possono anche sembrare interessanti, ma che raramente si rivelano costruttive.

La tendenza più forte di alcuni autori italiani è il disprezzo nei confronti dei fumetti stranieri, soprattutto dei manga. Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una polemica, appunto, su questo fenomeno e alcuni deliri che ne sono sfociati. Ommetterò di parlare di quella manifestazione prettamente fieristiche che vanno sotto il nome di cosplay, perché è un fenomeno che non condivido e non mi interessa. Quando mi si dice che la nostra generazione è cresciuta con i cartoni giapponesi e che quindi ci siamo ingrulliti posso anche accettarlo. Io, onestamente, alle superiori leggevo Pazienza, Tamburini, Scozzari, Munoz mi intimidiva e Pratt mi risultava noioso. Se riuscivo a procurarmi delle copie dell'Eternauta o di Frigidaire nei mercatini ero al settimo cielo. Quando iniziò l'avvento dei manga gridai allo scandalo, ma questi disegnano tutti uguale, scrivono storie in base al pubblico, ecc.

A mezza vita di distanza posso dire che comunque la mia curiosità mi ha salvato da un clamoroso errore. La cultura giapponese è profondamente diversa dalla nostra, e sarebbe sterile che io, da lettore occasionale di manga, mi mettessi a fare una disamina antropologica di questo. Meglio lasciarlo fare a chi di mestiere. Io mi preoccupo solo di registrare una produzione molto più tecnica ed esatta della nostra. Ovviamente il meccanismo editoriale giapponese è più vasto ed "oliato" del nostro, quindi essendoci più produttività c'è anche più materiale di scarso interesse. Ovverosia se in Italia la proporzione è di un fumetto interessante ogni dieci, questo è vero anche per la produzione giapponese, solo che mentre noi pubblichiamo una cinquantina di titoli l'anno loro ne pubblicano 50.000.
Ovviamente sto ragionando per iperboli e le cifre sono dette a caso, senza una reale ricerca, spero che mi seguiate però, nel ragionamento.

Io sinceramente invidio quella macchina produttiva. E qui finisce il mio interesse per la vicenda manga. Perché è d'altro che voglio parlare.
Perché il fumetto italiano fatica a confrontarsi coi giganti America e Giappone? Punto primo per un calo generale della qualità dovuto al pressapochismo di molte produzioni italiche negli anni 80 e 90. Poi il disinteresse di molti editori, che (da un certo punto giustamente) sono più interessati al guadagno che al linguaggio del fumetto. E poi la voglia di essere tutti quanti degli outsiders dei disegnatori stessi.

Insomma la qualità si paga. Ma visto che molti fumettisti fanno il loro mestiere soprattutto per passione e non perché vengono giustamente retribuiti, viene da se che non possano concentrare tutte le loro energie sul proprio lavoro. Altrimenti non si mangia.
In Italia sono pochi gli editori che pagano, e tra questi sono ancora meno quelli che pagano il giusto. Faccio un esempio, se io devo scrivere un fumetto con intenti se non giornalistici quasi, dovrei avere il diritto e il dovere di fare delle indagini approfondite, di andare a visitare i posti in cui la vicenda è avvenuta, ma se non posso permettermelo economicamente non lo faccio e così la qualità del prodotto cala.

E noi autori, giovani e indipendenti, italiani ci siamo abituati a questo.
Tutto questo per dire che non è importante, secondo me cercare un capro espiatorio per tutto questo. La situazione è questa. I giovani leggono i manga, il fumetto autoriale vive a stento. Bene. I distributori se ne fottono e non pubblicizzano correttamente i prodotti nostrani. Bene. Allora aiutiamoci tra di noi. Quasi tutti abbiamo dei blog, usiamoli per parlare di noi, per farci pubblicità.
Parliamo di cose che ci sono, parliamo di ciò che funziona. Pubblicizziamo gli albi e gli autori italiani che ci piacciono piuttosto che sputtanare gli stranieri. Intanto perché mi sembra giusto portare rispetto per chi, anche se non apprezzo, ha deciso di passare la propria vita inchiodato ad un tavolo da disegno.
Mettiamo nella condizione di lavorare bene, se possibile, o di far guadagnare qualcosa in più (e per me sono la stessa cosa) e di essere più visibili ai vari Vanzella, Genovese, Vivaldo, Scoppetta, Rak, Paoloni, Cavenago, Destefanis, Scalera, Tonus, Sansone, Tenderini, Crippa. Solo per citarne alcuni, e alla rinfusa.

Per questo motivo il bravo Alessandro Micelli ed io ci siamo inventati il progetto AVALON ( http://talesofavalon.blogspot.com/ ). E' il primo passo di un progetto, un fumetto collettivo realizzato dalle giovani promesse del fumetto italiano (sono 10 anni che siamo giovani, e che siamo promesse, ma quando diventeremo autori? boh). Per il momento abbiamo già coinvolto un po' di gente. Poi ci sarà un secondo passo ed un terzo lo seguirà. E chissà. Vorrei essere costruttivo e fare qualcosa per un media che amo e in cui c'è spazio per ogni tipo di professionalità. Sia "prettamente commerciale" che "autoriale". Fumetto è solo un linguaggio, e come tale va trattato, come ci sono i film da cassetta, quelli da sala d'essai e i telefilm così è anche per noi. Meno arroganza, più comprensione e più aiuto fra di noi potrebbe servire. Siamo tutti sulla stessa barca, e la falla sul pavimento è di discrete proporzioni.

Ci sono già un sacco di addetti ai lavori (editori disinteressati, critici approssimativi, organizzatori di eventi ignoranti dell'ambiente) negligenti, almeno fra di noi aiutiamoci.

E per oggi, dal fronte, è tutto.

(immagine di apertura: illustrazione omaggio per un nuovo progetto dell'amico Andrea Scoppetta, quello che è a mio avviso il primo passo di un nuovo discorso popolar-culturale, ha ha ha)