domenica 24 maggio 2009

Personalmente adoro Sara, la dottoressa Wan e le storie piene di parolacce e temi scabrosi*.

(*ovviamente scabrosi se si è dei poveri deficienti).
Notizie fassule, mal esposte e inesistenti. Ecco su cosa si fonda molta stampa italiana.
Ma quando è un'amica (la fantastica Sara Pavan di Ernest, che ho tentato di ritrarre più sopra) a pagarne lo scotto mi incazzo proprio.
Lo sputtanamento ignorante ed erroneo occupa tre pagine, quante ne occuperanno le scuse?
Cominciate da qui (1, 2, 3) per farvi un'idea di quanto certa gente (ovvero Il Giornale) possa perdere delle occasioni per starsene in silenzio...
Ovviamente questo articolo è un coacervo di stronzate.
Scusate la parola, non volevo dire coacervo.
Approfondite pure la discussione leggendo gli interventi del buon Plazzi e del gentile
Calia.
Poi se per capire meglio volete leggere un fumetto, magari anche sgradevole, ve lo posso concedere, ma arguto divertente e che centra il suo bersaglio fatelo. Che vi fa anche bene.

Cose da pazzi.


Ah sì! Visto che non credo ci sarà mai una rettifica di questo articolo ai limiti dell'indecenza mi permetto anch'io di inserire la lettera di Sara (anche se c'è già nei link):

Buongiorno,
sono Sara Pavan, l’autrice del fumetto sul quale il quotidiano
Il Giornale ha costruito la falsa notizia della diffusione di materiale pornografico a bambini all’interno di un incontro organizzato dalla Biblioteca di Genova. Ho parlato con gli organizzatori, che mi hanno assicurato che l’incontro era rivolto a genitori ed educatori e che non è stato distribuito materiale inadatto a dei bambini!
Il fumetto in questione e tutto il materiale grafico da me realizzato per il sito beyourself è stato pensato per un pubblico di adolescenti al quale il sito si rivolge, con la finalità di parlare di sessualità e affettività in modo preciso ma con il linguaggio, a volte un po’ spinto dei giovanissimi, per riuscire davvero a farsi ascoltare e risvegliare così dal torpore, dalla massificazione, dall’insoddisfazione questi giovanissimi che tramite la televisione, internet e quant’altro consumano abitualmente pornografia, che a tutto serve fuorché a formare le persone ad una sessualità sana e consapevole, men che meno al rispetto della donna e alla comprensione che la donna è persona e non oggetto.
La storia presa di mira cerca di ridicolizzare certi modi di dire e di fare, non mostra nessuna scena di sesso, ed è disegnata in modo simbolico e non realistico per non avere nessuna possibilità di lettura erotica. Credo che nessuno di quelli che ne hanno parlato si sia preso effettivamente la briga di leggere e considerare il materiale che ho realizzato.
Che è tutto, fuorché pornografico.
Ho realizzato questo materiale ormai quattro anni fa. Sicuramente è acerbo dal punto di vista artistico, ma paragonarlo in senso negativo ai lavori dichiaratamente erotico-pornografici di grandissimi disegnatori come Magnus o Manara, decisamente espliciti e per la mia sensibilità di donna anche volgari, è come dire che la colpa di questo fumetto sia di non essere sufficientemente porno.
L’arte contemporanea ci dovrebbe aver affrancati da più di un secolo dal dovere di realizzare con grande maestria tecnica e con realismo fotografico le nostre opere. Quindi ai miei occhi il voler prendere come esempi positivi dei fumetti erotici e pornografici nel vero senso della parola, solo in virtù del talento grafico di chi li ha realizzati e come esempio negativo il mio, disegnato in modo naif, ma contenutisticamente molto più pesante e importante, proprio perchè fa pensare, mi sembra a dir poco assurdo.
Fortunatamente, non mi sono trovata in mezzo a un crimine violento mio malgrado, ma l’angoscia che mi assale nell’uscire una mattina di casa per andare al lavoro e vedere la mia opera così deformata, storpiata, strumentalizzata e tagliuzzata, per farne l’esatto opposto di quel che è, in prima pagina di una testata nazionale, e vedere come il falso e il mai accaduto possano diventare la verità solo in virtù del mezzo che li diffonde, vedere accadere questa cosa non a qualcuno di sconosciuto, ma a me, al mio privato, alla mia vita, mi riempie di sfiducia nel mio Paese e mi riempie di indignazione verso quegli individui che, contro ogni deontologia professionale, fanno del giornalismo superficiale e sensazionalistico, senza documentarsi, né verificare le fonti.
Se io mai avessi fatto un errore di questo tipo non avrei più nessuna credibilità professionale.
Invece, grazie all’amplificazione di ogni azione mediatica in periodo pre-elettorale, chi ha una missione importantissima per la democrazia, cioè diffondere la verità delle notizie, sembra automaticamente autorizzato a inventare un babau per tirare l’acqua al suo mulino: per colpire un sindaco, una manifestazione, umiliando il lavoro altrui, il mio, fatto con onestà e coraggio senza la minima remora.

Io non sono nessuno, non sono famosa, non sono un genio, ma sono un’onesta cittadina.
Per questo credo di meritare pubbliche scuse, sulla stessa prima pagina, dove il mio lavoro è stato screditato, dagli stessi signori che così spavaldamente non hanno riferito il vero.

2 commenti:

sara ha detto...

Gianluca grazie mille!!!

Gianluca Maconi ha detto...

dovere, cara mia.