
Il bello di internet è che oggi come oggi chiunque può avere una sua vetrina ed esprimere delle opinioni, mettersi in mostra e comunicare.
Il brutto di internet è che ci si sente spesso in dovere di esprimere opinioni anche quando non ci sono, di mettere in mostra capacità che non ci sono e, semplicemente, sputtanare chi ci sta antipatico, magari anche senza motivi seri.
Purtroppo come dicevano i latini "verba volant, scripta manent". Per questo cerco sempre di esprimere le mie opinioni di persona e cerco di evitare di rendere eterne le mie critiche tramite questo mezzo, preferendo magari lasciare i complimenti.
Però ultimamente vedo che un sacco di personaggi appartenenti più o meno al mio mondo per avere visibilità non fanno altro che tempestarsi di insolenze sul web, o di fare commenti più o meno inutili su come gli addetti ai lavori sembrano i su come vivono o su chi frequentano. A volte scoppiano polemiche che possono anche sembrare interessanti, ma che raramente si rivelano costruttive.
La tendenza più forte di alcuni autori italiani è il disprezzo nei confronti dei fumetti stranieri, soprattutto dei manga. Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una polemica, appunto, su questo fenomeno e alcuni deliri che ne sono sfociati. Ommetterò di parlare di quella manifestazione prettamente fieristiche che vanno sotto il nome di cosplay, perché è un fenomeno che non condivido e non mi interessa. Quando mi si dice che la nostra generazione è cresciuta con i cartoni giapponesi e che quindi ci siamo ingrulliti posso anche accettarlo. Io, onestamente, alle superiori leggevo Pazienza, Tamburini, Scozzari, Munoz mi intimidiva e Pratt mi risultava noioso. Se riuscivo a procurarmi delle copie dell'Eternauta o di Frigidaire nei mercatini ero al settimo cielo. Quando iniziò l'avvento dei manga gridai allo scandalo, ma questi disegnano tutti uguale, scrivono storie in base al pubblico, ecc.
A mezza vita di distanza posso dire che comunque la mia curiosità mi ha salvato da un clamoroso errore. La cultura giapponese è profondamente diversa dalla nostra, e sarebbe sterile che io, da lettore occasionale di manga, mi mettessi a fare una disamina antropologica di questo. Meglio lasciarlo fare a chi di mestiere. Io mi preoccupo solo di registrare una produzione molto più tecnica ed esatta della nostra. Ovviamente il meccanismo editoriale giapponese è più vasto ed "oliato" del nostro, quindi essendoci più produttività c'è anche più materiale di scarso interesse. Ovverosia se in Italia la proporzione è di un fumetto interessante ogni dieci, questo è vero anche per la produzione giapponese, solo che mentre noi pubblichiamo una cinquantina di titoli l'anno loro ne pubblicano 50.000.
Ovviamente sto ragionando per iperboli e le cifre sono dette a caso, senza una reale ricerca, spero che mi seguiate però, nel ragionamento.
Io sinceramente invidio quella macchina produttiva. E qui finisce il mio interesse per la vicenda manga. Perché è d'altro che voglio parlare.
Perché il fumetto italiano fatica a confrontarsi coi giganti America e Giappone? Punto primo per un calo generale della qualità dovuto al pressapochismo di molte produzioni italiche negli anni 80 e 90. Poi il disinteresse di molti editori, che (da un certo punto giustamente) sono più interessati al guadagno che al linguaggio del fumetto. E poi la voglia di essere tutti quanti degli outsiders dei disegnatori stessi.
Insomma la qualità si paga. Ma visto che molti fumettisti fanno il loro mestiere soprattutto per passione e non perché vengono giustamente retribuiti, viene da se che non possano concentrare tutte le loro energie sul proprio lavoro. Altrimenti non si mangia.
In Italia sono pochi gli editori che pagano, e tra questi sono ancora meno quelli che pagano il giusto. Faccio un esempio, se io devo scrivere un fumetto con intenti se non giornalistici quasi, dovrei avere il diritto e il dovere di fare delle indagini approfondite, di andare a visitare i posti in cui la vicenda è avvenuta, ma se non posso permettermelo economicamente non lo faccio e così la qualità del prodotto cala.
E noi autori, giovani e indipendenti, italiani ci siamo abituati a questo.
Tutto questo per dire che non è importante, secondo me cercare un capro espiatorio per tutto questo. La situazione è questa. I giovani leggono i manga, il fumetto autoriale vive a stento. Bene. I distributori se ne fottono e non pubblicizzano correttamente i prodotti nostrani. Bene. Allora aiutiamoci tra di noi. Quasi tutti abbiamo dei blog, usiamoli per parlare di noi, per farci pubblicità.
Parliamo di cose che ci sono, parliamo di ciò che funziona. Pubblicizziamo gli albi e gli autori italiani che ci piacciono piuttosto che sputtanare gli stranieri. Intanto perché mi sembra giusto portare rispetto per chi, anche se non apprezzo, ha deciso di passare la propria vita inchiodato ad un tavolo da disegno.
Mettiamo nella condizione di lavorare bene, se possibile, o di far guadagnare qualcosa in più (e per me sono la stessa cosa) e di essere più visibili ai vari Vanzella, Genovese, Vivaldo, Scoppetta, Rak, Paoloni, Cavenago, Destefanis, Scalera, Tonus, Sansone, Tenderini, Crippa. Solo per citarne alcuni, e alla rinfusa.
Per questo motivo il bravo Alessandro Micelli ed io ci siamo inventati il progetto AVALON ( http://talesofavalon.blogspot.com/ ). E' il primo passo di un progetto, un fumetto collettivo realizzato dalle giovani promesse del fumetto italiano (sono 10 anni che siamo giovani, e che siamo promesse, ma quando diventeremo autori? boh). Per il momento abbiamo già coinvolto un po' di gente. Poi ci sarà un secondo passo ed un terzo lo seguirà. E chissà. Vorrei essere costruttivo e fare qualcosa per un media che amo e in cui c'è spazio per ogni tipo di professionalità. Sia "prettamente commerciale" che "autoriale". Fumetto è solo un linguaggio, e come tale va trattato, come ci sono i film da cassetta, quelli da sala d'essai e i telefilm così è anche per noi. Meno arroganza, più comprensione e più aiuto fra di noi potrebbe servire. Siamo tutti sulla stessa barca, e la falla sul pavimento è di discrete proporzioni.
Ci sono già un sacco di addetti ai lavori (editori disinteressati, critici approssimativi, organizzatori di eventi ignoranti dell'ambiente) negligenti, almeno fra di noi aiutiamoci.
E per oggi, dal fronte, è tutto.
(immagine di apertura: illustrazione omaggio per un nuovo progetto dell'amico Andrea Scoppetta, quello che è a mio avviso il primo passo di un nuovo discorso popolar-culturale, ha ha ha)